Laboratori Artistici Nicoli

Un’impresa storica che dal 1863, anno della sua fondazione, opera all’ombra delle Apuane all’insegna dell’eccellenza qualitativa, proponendo con successo i propri prodotti esclusivi su scala mondiale. L’impresa in questione è la Nicoli & Lyndam Sculptures, che ancora mantiene i laboratori artistici nel centro di Carrara, dando continuità alla centenaria tradizione della lavorazione artistica di marmo, granito e simili, e garantendo esecuzioni a regola d’arte di altissimo livello qualitativo.
L’impresa fu fondata dall’antenato Carlo Nicoli. Nato a Carrara il 4 ottobre 1843 e poi iscrittosi all'Accademia, ebbe modo di distinguersi ed ottenere vari premi a partire dal 1860. Nel 1864 concluse gli studi ottenendo la medaglia d'oro nel Concorso d'Invenzione, con un rilievo sulla "Morte di Pompeo" che suscitò le lodi della Commissione diretta da Ferdinando Pelliccia. Nicoli venne poi inviato a Firenze sotto la direzione di Giovanni Dupré.
Tornato a Carrara nel 1875, fu nominato professore onorario dall'Accademia. Intorno al 1876 fu realizzato il grande laboratorio di San Francesco con moderni reparti di scultura e architettura. Qui, nel 1876 viene eseguita la statua del "Cervantes" per la sua città natale Alcalà de Henares, e nel 1878 fu modellata anche la versione sedente. Autore di molte opere di successo nel corso degli anni ’80, Carlo Nicoli diede quell'impulso al proprio laboratorio, grazie alla stima ricevuta come artista ed alla grande perizia tecnica. La frequentazione di grandi artisti del tempo (Dupré, Ximenes, Piccolini, Bistolfi, Allar,) prosegue tutt'oggi ininterrotta con la direzione dell'omonimo pronipote, e può fregiarsi dei nomi di Arturo Martini, Moore, Messina, Viani, Signori, César, Ipousteguy. Carlo Nicoli fu artista non banale, dotato di un immaginario coraggioso e incline alla dimensione monumentale e di grande effetto. Morì il 2 novembre 1915 a 72 anni di età nel suo vigneto al Belvedere di Avenza.
L’avvento della seconda generazione (con figlio Gino, bravo imprenditore oltreché scultore e Professore onorario all’Accademia di belle arti cittadina, e con Ruggero Nicoli) permise agli Studi Nicoli di rafforzare l’impianto industriale con una squadra di operai formati in bottega dai loro stessi padri. La rivoluzione culturale, che fu tenuta lontana dagli altri studi di scultura più legati alle tecniche tradizionali determinandone la fine, implicò invece la continuità e la presenza centrale degli Studi Nicoli nelle imprevedibili vicende della plastica contemporanea: lo studio Nicoli fu l’unico che sopravvisse a quel grande mutamento epocale, potendo vantare oggi all’attivo 155 anni di storia.
L’organizzazione aziendale della Nicoli & Lindam Carrara è oggi impostata in modo da potere assumere ordinazioni importanti, facendo fronte alle eventualità di ristretti tempi di consegna. A coronamento di una duratura e indubbia vocazione internazionale, nel 2000 gli Studi Nicoli sono stati insigniti del titolo di Sito Unesco portatore di un messaggio di Pace. Dal 1998 la ditta assunto la denominazione Nicoli & Lyndam sculptures s.r.l. senza tuttavia mutare né la sede né l’oggetto. Si sono affiancate all’Amministratore Unico Carlo Nicoli le due figlie Carola e Francesca. La prima è laureata Interprete e traduttrice simultanea all’Università di Ginevra, mentre la seconda ha conseguito i titoli di Dottore in Filosofia all’Università di Bologna e di Maestro in scultura presso l’Accademia di Belle Arti del capoluogo emiliano. Ancora oggi alla Nicoli & Lyndam Sculptures operano artisti provenienti da tutto il mondo, che sviluppano direttamente la loro opera in marmo avvalendosi dell’appoggio di validi assistenti o aiuti. Sia le opere originali di grandi artisti viventi che le riproduzioni di modelli classici della storia dell’arte possono essere seguite con la massima cura in tutte le fasi produttive, dalla progettazione dell’oggetto-scultura o dell’ambiente estetico, fino all’imballaggio, trasporto e messa in opera.

Cesare Verona - Magister Scripturae

In attesa di ricostruire la storia imprenditoriale delle generazioni precedenti, sulla quale si sta concentrando l’attività dell’associazione non-profit Aurea Signa, è stato sinora possibile risalire al 1871, anno di nascita del Grand’Ufficiale della Corona d’Italia Cesare Verona. Nel 1889 Cesare Verona, ottenuta in America la licenza di vendita dall’azienda di  macchine per scrivere Remington, apre una ditta individuale di rappresentanza che sarà attiva sino all’avvento della seconda guerra mondiale. Verona, dal piccolo ufficio di via Ospedale 14 a Torino, arriva nel giro di pochi anni ad aprire oltre cento tra filiali e depositi in Italia. Presto l’ufficio si sposta in via Carlo Alberto 20 dove rimarrà per oltre cinquant’anni affiancato nel tempo dal magazzino - officina di riparazione in corso Moncalieri 23.
Cesare Verona non si limita alla sola vendita di Remington ma propone anche le macchine per scrivere Monroe, Smith Premier, Monarch e i mimeografi Edison allargando la propria attività in tutte le direzioni attinenti agli strumenti di scrittura. Così sin dal 1892 dirige un ufficio di copisteria, poi una Scuola di dattilografia “sistema americano metodo colle dieci dita”; successivamente la vendita si estende agli strumenti di misurazione e di calcolo: le calcolatrici a leve (Brunsviga) e a tasti (Barrett), l’aritmometro, la famosa Remington Wahl “macchina completa per scrivere, addizionare, sottrarre”.
La familiarità con il mercato americano permette a Verona di proporre anche prodotti lontani dal proprio campo, seppur per periodi limitati: nel 1911 una pubblicità propone velocipedi Remington e mobili per ufficio originali americani, nel 1921 i pianoforti Hardman Peck di New York. Tra le numerose vicende occorse a questo versatile imprenditore è da ricordare, oltre al Gran Prix di Parigi per le macchine per scrivere vinto nel 1901, la nomina a Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia nel 1906 e le successive a Commendatore (1922) e Grand' Uffiziale dell'Ordine della Corona d’Italia (1925). Inoltre dal 1907 Cesare Verona è sindaco della società “Stearinerie Oleifici Lanza”, fa parte dei periti esperti di macchine di precisione e compare tra i soci di istituzioni di beneficenza e istruzione. L’azienda prospera per cinquant’anni grazie all’abilità del suo fondatore che muore nel 1945. Sarà suo nipote Franco a ricollegarsi idealmente con il tema degli strumenti di scrittura prendendo le redini di Aurora negli anni Sessanta.
Aurora nasce nel 1919 con il nome di Fabbrica italiana di penne a serbatoio - Aurora e se ne incontra la pubblicità sin dall’anno successivo sulle guide Marzorati Paravia. Lo stabilimento trova la sua prima collocazione in via della Basilica 9 a Torino dove vengono prodotte penne stilografiche, oggetti che, all’epoca, erano principalmente importati dall’estero. È’ probabile che il nome fosse stato scelto quale buon auspicio dopo il recente e buio passato di guerra.
Pur iniziando con l’imitare i modelli di produzione straniera e avvalendosi di alcune licenze, Aurora non trascura la sperimentazione in modo da mettersi presto in competizione con i concorrenti esteri e brevettando nel 1925 una “penna senza cappuccio”che verrà poi prodotta anni dopo. Altri brevetti si aggiungono in quegli anni, il più famoso è sicuramente il modello A.R.A. (Aurora a riempimento automatico) che tramite una levetta laterale permette di caricare l’inchiostro in maniera decisamente più evoluta di quella precedente a pressione.
Contemporaneamente prende piede anche l’idea di una matita moderna, che viene brevettata come “lapis au
tomatico” in cui le mine sono contenute dentro al corpo cavo della matita. A questi primi rivoluzionari modelli fecero seguito molti altri oggetti come ad esempio gli strumenti da scrivania (Aurotavi) e i marchi diversi a seconda del segmento di mercato cui erano rivolti (OLO – più economica, Asco - usata come gadget promozionale) mostrando una grande attenzione alle più moderne tecniche di marketing sin dagli anni Venti.
L’azienda inoltre guarda sin da subito oltre i confini piemontesi partecipando regolarmente alla Fiera di Milano dove diviene presto noto il chiosco Aurora posizionato all’ingresso, ma anche promuovendosi all’estero ad esempio alla fiera campionaria di Lipsia e da qui in Svizzera, Spagna e Polonia oltre che nella vicina Francia con cui gli scambi commerciali sono così stretti da riuscire a portare a Torino l’esclusiva per la produzione delle matite a mina continua Edacoto.
Nel 1930, Aurora immette sul mercato il modello Novum e la penna Asterope, realizzazione dell’originario brevetto di penna senza cappuccio poi ri-brevettata nel 1934: tramite una leva posta lateralmente è possibile far scorrere uno sportellino e far fuoriuscire il pennino. Di questo periodo sono anche altri modelli come la famosa Etiopia, dotata di corpo bianco per accumulare poco calore e di inchiostro in compresse da sciogliere per evitarne l’evaporazione.
Naturalmente lo studio e la ricerca non trascurano la parte principale della penna stilografica, cioè il pennino generalmente realizzato in oro 18k ma anche in altri materiali come il Platiridio, lega inventata in epoca fascista per far fronte alle necessità autarchiche di avvalersi di metalli comuni.
Alla fine degli anni trenta Aurora cambia il proprio nome in S.A.P.E.M. Società Anonima Penne e Matite. Nel 1942, oltre ai comprensibili timori legati alla posizione centrale dello stabilimento nel momento in cui cominciavano i bombardamenti, il volume produttivo di Aurora aumenta talmente da rendere necessario il reperimento di un altro sito. Così viene individuato l’edificio situato in strada dell’Abbadia di Stura 200 che è ancora l’attuale sede dell’azienda e che all’epoca ospitava una ditta di tele cerate nata all’inizio del secolo come filanda. La scelta fu provvidenziale perché non erano ancora terminati i lavori di ristrutturazione che lo stabilimento di via della Basilica veniva gravemente bombardato.
Il dopoguerra vede il rilancio di Aurora secondo le teorie imprenditoriali olivettiane, l’apertura ai mercati internazionali e il ricorso a designer di spicco nel mondo dell’industria.
Nel 1952 nasce a Torino la casa editrice Aurora Zanichelli, dedicata a discipline tecniche e alla formazione dei giovani, di cui l’opera più nota è l’enciclopedia AZ Panorama. L’editrice visse sino al 1960.
La collaborazione con designer industriali di alto livello porta alla produzione di penne di grande prestigio che permetteranno ad Aurora di allargare la propria fama anche oltreoceano. Infatti, si deve all’estro e alla  creatività di Marcello Nizzoli la famosissima Aurora 88, caricabile a stantuffo e con un cappuccio metallico placcato oro o argento su di un corpo in celluloide ed ebanite.
A metà degli anni Cinquanta, è finalmente possibile sfruttare l’idea nata molti anni prima in Aurora di una cartuccia di inchiostro che sostituisca definitivamente il contagocce e il calamaio, grazie alla scoperta del polietilene da parte di Giulio Natta. Nascono così la 888, versione con cartucce della 88, e la diffusissima Auretta, rivolta agli studenti, con cartucce e corpi in plastica colorata.
Sotto la guida della famiglia Verona, Aurora immette sul mercato anche penne a sfera e roller allargando quindi la produzione senza dimenticare la penna stilografica.
Ed è proprio una stilografica a decretare ancora il successo di Aurora negli anni Settanta: la Hastil e la Thesi, progettate da Marco Zanuso, per il valore artistico entrate a far parte delle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York.
L’azienda, sempre di proprietà della famiglia Verona, ha oggi aperto ampiamente ai mercati stranieri pur mantenendo la produzione nello storico stabilimento all’Abbadia di Stura nella convinzione della superiorità del made in Italy. Attuale presidente e amministratore delegato è Cesare Verona

Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella

Arrivati a Firenze dalla Spagna nel 1221, i frati domenicani furono lungimiranti negli ‘affari’ legati al commercio. Nei loro orti adiacenti al convento costruito alle porte della città, iniziarono a studiare - sperimentando formule geniali per quei tempi - le proprietà delle erbe che in seguito avrebbero dato vita ad autentici prodotti moderni di largo consumo, conosciuti nel Mondo intero, fino alle Indie e alla lontana Cina.
Di cotanto speziale ingegno prese atto anche il Granduca di Toscana che nel 1612 incoraggiò la fondazione di questa impresa come “Fonderia di Sua Altezza Reale”. Nasceva una delle più antiche farmacie del Mondo: l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella. Con una denominazione emblematica, che anteponeva appunto il Profumo, ovvero l’effimero, all’aspetto curativo di ispirazione più interiore e spirituale, il curativo o Farmaceutico.
L’intuizione sembrò comunque vincente, se è vero che una degli storici ‘testimonial’ del brand domenicano fu nientemeno che Caterina de’ Medici, la Regina di Francia. Per lei i frati crearono un’acqua profumata, detta Acqua della Regina, divenuta poi la ben nota Acqua di Colonia, allorché nel 1700 Giovanni Paolo Feminis ne iniziò la produzione nella città tedesca.
La storia di questa farmacia è ancora oggi racchiusa nelle sale affrescate dell’antico convento fiorentino, in via della Scala 16, che cessò di essere chiesa nel 1600, quando un incendio lasciò in eredità le sole mura.
Nel 1848 l’edificio è stato restaurato, ed oggi si presenta come un luogo di vero ‘culto’ per quanti amano i profumi eleganti e avvolgenti che portano il marchio Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella.
Qui, davanti agli sguardi entusiasti di turisti, non si vendono solo gli esclusivi prodotti di questa storica impresa toscana, pensiamo alla miscela del pot-pourri, ai delicati saponi, all’Acqua di Rose e al liquore Alkermes. Qui, in mostra, ci sono secoli di cultura e di passione per l’erboristeria elevata ad arte della profumeria.
Un fascino semplice e colossale. Che come un dolce profumo si lega alla pelle, appena si entra nella Sala Vendita - la vecchia “Cappella di San Niccolò” - dono di Dardano Acciaiuoli ai frati che lo avevano curato – con i soffitti raffiguranti le quattro parti del Mondo, testimonianza dei nuovi orizzonti commerciali aperti dai domenicani. Profumi che ancora ‘contagiano’ il visitatore nella Sala Museale, corredata dai vasi da farmacia di Montelupo; ed ancora nella Sala della Antica Spezieria con i suoi arredi del 1600 e nella Sala Verde, già luogo di fermento culturale e di ricerca filosofica. La Sagrestia conserva invece affreschi di Mariotto di Nardo, allievo dell’Orcagna, ed ospita la Biblioteca e i suoi volumi sulle piante, sulle erbe e sui profumi.
Non mancano mortai, pestelli e piccole presse, brocchette, termometri e alberelli, antichi distillatori per erbe. Sono quegli stessi strumenti di lavoro utilizzati dagli ingegnosi frati e fanno parte dei Vecchi Laboratori: dismessi poco tempo fa e divenuti adesso Museo. Mentre nella Sala degli Antichi Macchinari si trovano i miscelatori, le presse per il sapone, le fustellatrici per le etichette.
Dagli arredi neo-gotici dell’antico convento di via della Scala alle facciate liberty della nuova sede in via Reginaldo Giuliani - dove sono oggi trasferiti i processi produttivi - il passo è più breve di quanto si possa immaginare.
Le tecniche di lavorazione - anche se eseguite con macchinari d’avanguardia e non più nelle vecchie pentole degli speziali - seguono processi artigianali di indubbia efficacia, avvalendosi di un sapere tecnologico e scientifico in grado di allargare la gamma dei prodotti, siano essi effimeri, curativi o alimentari.
“Il profumo come il vino bianco e il sapone come il formaggio”, dice Eugenio Alphandery, direttore e contitolare dell’azienda, illustrando l’accurata scelta di olii e recipienti per le profumate essenze, oppure i processi di stagionatura. “Il nostro mercato è soprattutto estero, siamo presenti con 30 negozi del Mondo, dall’Europa agli Stati Uniti, per arrivare al Giappone, che ci stanno riservando grandi soddisfazioni”.
Quanto, forse, le quindici tesi di laurea che finora hanno avuto per tema l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella. Il business, come sempre, continua ad andare di moda.

Poli Distillerie

Poli: Spirito di famiglia
GioBatta: era il nome del bisnonno. Produceva cappelli di paglia, attività piuttosto fiorente all'epoca, ma aveva una grande passione: la Grappa. Costruì una piccola distilleria montata su un carretto e andò per case a distillar vinacce. Iniziò così, nel 1898, la nostra storia di Grappaioli.
Il nonno Giovanni raccolse l'eredità spirituale di suo padre; ricavò un impianto di distillazione modificando opportunamente la vaporiera a legna di una locomotiva. Era un vero patriarca, mio nonno. Un uomo dai principi morali inossidabili: “Vendi caro ma pesa giusto!”, ripeteva sempre, ma anche spirito illuminato e progressista: sua la prima auto e il primo telefono della zona.
Nostro padre, Toni Poli, modificò nel '56 l'impianto di distillazione originario che usiamo ancora oggi. Nelle sue mani abbiamo visto la Grappa trasformarsi e da crisalide diventare una splendida far falla. Era un uomo di profonda umanità, troppo nobile per essere un buon affarista.
E infine noi fratelli, Jacopo, Barbara e Andrea, a portare avanti una tradizione e un obiettivo: far capire e apprezzare la fatica, la tenacia, ma soprattutto l'Amore racchiuso in un distillato, un Amore totale per la propria arte, per il proprio mondo, un Amore senza il quale nessun risultato sarà mai possibile.
 
La Distilleria
Poli Distillerie è un'azienda a carattere artigianale, di proprietà della famiglia Poli, fondata nel 1898 a Schiavon, vicino a Bassano del Grappa, nel cuore del Veneto, la regione più rinomata per la produzione della Grappa.
 
Gli alambicchi
La Distilleria Poli opera con tre impianti di distillazione: i 12 cavalieri, un antico alambicco completamente di rame, fra i rari ancora esistenti, composto da 12 caldaiette a vapore fluente a ciclo discontinuo, ideale per la distillazione delle vinacce da uve rosse.
Athanor, un alambicco a bagnomaria di concezione classica, installato nel 2001, utilizzato per la distillazione dell’uva, della frutta e del vino.
Crysopea, un alambicco a bagnomaria sottovuoto installato nel 2009 dopo anni di ricerche, utilizzato per la distillazione di vinacce da uve bianche, considerato il più innovativo impianto oggi in funzione per la produzione della Grappa.
 
I prodotti
Poli distilla vinaccia (da cui si ottengono Grappe giovani, aromatiche, invecchiate e aromatizzate), uva, vino e frutta.
 
Poli Museo della Grappa
La famiglia Poli vi invita a visitare le due sedi del Poli Museo della Grappa: a Bassano del Grappa, di fronte allo storico Ponte Vecchio in un palazzo del ’400, la storia della Grappa viene presentata in uno spazio raccolto e suggestivo attraverso un percorso didattico breve ma esauriente.
A Schiavon, in un antico edificio situato a fianco della distilleria, si può approfondire la conoscenza del più importante distillato italiano nonché ammirare una collezione di oltre 1500 Grappe storiche provenienti da circa 400 distillerie.

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