Manifatture Sigaro Toscano

Una passione che nasce dalla nostra terra
A volte, le scoperte più entusiasmanti avvengono per caso.
Come quella volta, nel 1815, quando una partita di tabacco lasciata a essiccare al sole venne colpita da un violento acquazzone estivo, di quelli che non fai in tempo a ripararti sotto un portico che è già passato, lasciandoti zuppo da capo a piedi. Idem per il tabacco lasciato a essiccare.
Gli artigiani della Manifattura Tabacchi di Firenze non si lasciarono scoraggiare e, mettendo in moto quell’ingegno che ha reso gli italiani famosi nel mondo, decisero di utilizzare quella partita di tabacco “inzuppato” per produrre sigari economici da vendere al popolo fiorentino.
Non potevano saperlo, ma l’acqua aveva fatto fermentare il tabacco dandogli un gusto del tutto nuovo, eccezionale e unico, che subito incontrò i favori del pubblico di ogni estrazione sociale.
Quell’acquazzone del 1815 aveva appena creato una leggenda che ancora oggi tutto il mondo conosce con il nome di sigaro TOSCANO®.

Un mondo di emozioni racchiuso in un gesto
Passarono tre anni da quell’episodio fortuito e nel 1818 il sigaro TOSCANO® entrò regolarmente in produzione, fino ad arrivare ai nostri giorni. Il suo aspetto irregolare rivela la sua vera essenza: artigianalità, manualità, cura, passione ed eccellenza.
Da allora, la formula che rende unico ogni sigaro TOSCANO® è rimasta la stessa: solo tabacco Kentucky di altissima qualità e acqua, speciale fermentazione e lunga stagionatura. Nient’altro. Il resto lo fanno il tempo e la lavorazione da parte delle sigaraie, che tramandano il loro antico sapere di generazione in generazione.
Ecco perché in ogni sigaro TOSCANO® c’è un pezzo di Italia. L’Italia che lavora, l’Italia che difende le proprie tradizioni, l’Italia della cultura, l’Italia di chi sa godere dei piaceri della vita.

Il gusto per eccellenza
Manifatture Sigaro Toscano è l’erede di duecento anni di eccellenza italiana, depositaria di un marchio che fa storia a sé. Una realtà che si rinnova ogni giorno e trova nel passato le basi per proiettarsi nel futuro.
Nelle Manifatture di Lucca e Cava de’ Tirreni, Manifatture Sigaro Toscano produce una gamma di sigari di qualità per tutte le tipologie di pubblico, destinati al mercato nazionale e all’estero.

Innovazione radicata nel territorio
Dalla semina alla raccolta, dalle fasi di lavorazione al prodotto finito, Manifatture Sigaro Toscano è capofila di una filiera produttiva di qualità superiore, Made in Italy.
Il miglior tabacco Kentucky italiano, proveniente dalle coltivazioni della Valtiberina, Valdichiana, Veneto, Umbria, Lazio e Campania converge nel centro di raccolta di Foiano della Chiana, dove viene accuratamente esaminato e selezionato. In seguito, il tabacco raggiunge le manifatture di Lucca e Cava de’ Tirreni. Ogni singolo passaggio è determinante, ogni giorno è importante.

Passione senza confini
Manifatture Sigaro Toscano SpA è una società del Gruppo Industriale Maccaferri: la storia del Gruppo è legata a quella della famiglia Maccaferri ed inizia nel 1879, anno in cui veniva registrata la “Ditta Maccaferri Raffaele Officina da Fabbro”, a Zola Predosa in provincia di Bologna. Qui si installò la prima trafileria e vennero prodotti per la prima volta, a mano, i gabbioni. Nel corso degli anni il Gruppo Industriale ha saputo adattarsi ai mutamenti degli scenari competitivi e a cogliere le opportunità dei mercati mondiali in continua evoluzione con una strategia ben definita: vocazione industriale, diversificazione, internazionalizzazione. Il Gruppo oggi è presente in diversi settori: ingegneria ambientale, ingegneria meccanica, real estate e costruzioni, energia, alimentare e agroindustria, tabacco, biotecnologie.

Filippo Catarzi

Il cappellificio Filippo Catarzi è uno dei più importanti cappellifici italiani, specializzati nella produzione e vendita di accessori da oltre 100 anni: la nostra è un’azienda fatta di tradizioni, made in Italy, artigianalità ma anche di ricerca, ispirazione e organizzazione industriale.
Ogni anno produciamo ed esportiamo oltre 600.000 cappelli destinati prevalentemente al mercato americano, spagnolo, francese, italiano e giapponese.
Lavoriamo con i principali gruppi industriali della moda sia italiana che estera, producendo con marchio nostro oppure con quello di note catene europee ed americane fino ai più importanti stilisti della moda italiana.
La filosofia aziendale si basa su un equilibrato mix di tradizione e modernità dove emergono alta qualità, apporto creativo ed ampia ricerca.
In questa struttura ormai consolidata abbiamo ideato due nuovi brand di qualità totalmente "made in Italy" rivolti al mercato retail:
Capogiro Firenze, si tratta di una linea che ricerca la preziosità dei materiali, mescolati a contrasto con accessori invecchiati, pieghettati, ricolorati, per ottenere un nuovo lusso accessibile ma discreto, un glamour quotidiano.
Catarzi 1910, che ripercorre la storia degli emigranti dell’inizio del secolo, con cappelli manipolati per creare un’aria vissuta, stropicciata, vintage.

Barone Ricasoli

“Rien sans peine”: niente senza fatica. niente è dato. Il motto che appare sullo stemma dei Ricasoli - testimonianza della riunificazione dei tre rami della famiglia: Brolio, Meleto e Panzano - non sembra lasciare dubbi in proposito, e suona come una sentenza sull’eterno sacrificio a cui sono chiamati gli umani.
Giungendo su questa incontaminata collina toscana, e ammirando la bellezza armonica del paesaggio, sorge però il dubbio di non condividere appieno, e si resta per un attimo a bocca aperta. Forse a Brolio qualcosa di speciale è stato ‘dato’ in sorte: uno scenario da fiaba, che ha come protagonisti un maestoso Castello ‘coronato’ da eccellenti vigne che hanno prodotto un Chianti Classico ante litteram, servito ancor’oggi in guanti bianchi in tutto il mondo.
Certo, le ‘fatiche’ , soprattutto legate a questioni di geopolitica - sostenute in passato dal nobile Casato Ricasoli, proprietario del Castello dal 1182, e secondo fonti certe dedito all’attività vitivinicola dal 1600 - sono sotto gli occhi di tutti. “Quando Brolio vuol brogliare tutta Siena fa tremare”, dicevano da questi parti ricordando la storica rivalità con i senesi , e c’è da crederci veramente, guardando i due lati del Castello (uno che guarda Siena, in mattoni rossi, l’altro in pietra in direzione di Firenze), fedeli documenti architettonici di un’eccellenza strategica, baluardi imperiosi di epoche lontane, quando le alleanze erano sacre e violabili al tempo stesso.
Eppoi ci sono le ‘fatiche’ più strettamente ‘vinicole’, potremmo dire. Quelle che hanno costretto la storica Impresa a confrontarsi quotidianamente con un terroir molto particolare e complesso - ricco di scheletro, con dislivelli di 300 metri e presenza di argille rosse, alberese e galestro -, comunque ideale per quei vitigni che amano gli ambienti ‘difficili’.
A Brolio le proprietà dei Ricasoli si estendono su 1200 ettari; di questi una buona parte è coperta da boschi, mentre 240 h sono impiantati a vigneto (ad alta densità con 6500 piante per ettaro) e 26 h sono dedicati alla coltivazione dell’olivo. La maggior parte dei vigneti (circa 150 h) è costituita da impianti di Sangiovese, i restanti alle uve a bacca rossa (Merlot, Cabernet Sauvignon e Canaiolo) ed a bacca bianca (come lo Chardonnay e la Malvasia del Chianti).
Nobili e ordinati filari che danno vita a pregiate etichette (per un totale di 2 milioni di bottiglie l’anno). Come il raffinato Castello di Brolio,selezione di uve di Chianti Classico, maturato in barrique e da affinarsi in bottiglia, prodotto con l’eccellenza stagionale del Sangiovese; il ‘Brolio’, anch’esso Chianti Classico, tipico e di gustosa bevibilità; il potente Casalferro, un’IGT Toscana di grande stoffa (70% Sangiovese, 30% Merlot), oppure il ‘bianco’ Torricella , uno Chardonnay in purezza che trae il suo nome del vigneto che inaugura la vendemmia.
Senza mai perdere di vista la classicità e la tipicità del proprio marchio, i Ricasoli guardano sempre e comunque al futuro, prendendo ad esempio l’antenato Bettino Ricasoli, il ”Barone di Ferro”, personaggio di spicco dell’Italia Risorgimentale – primo Ministro con la passione per la botanica - colui che nell’800 istituzionalizzò il Chianti Classico approntandone la formula originale, dopo aver studiato i vitigni francesi, traendone spunto per l’ideale invecchiamento dei suoi vini.
Oggi l’azienda (150 dipendenti tra addetti alle cantine e operai) che dal 1993 è in mano a Francesco Ricasoli, sta lavorando a un lungo processo di innovazione, caratterizzato dal reimpianto delle vigne (ancora in corso) e da uno studio sui ‘cloni’ di Brolio (al momento ne sono stati isolati 13), condotto in collaborazione con le Università di Firenze e Pisa, che nel 2008 coinvolgerà altre 6000 piante. Seimila, come i barrique che illuminano la ‘Cattedrale di Brolio’, la bellissima cantina dove il vino invecchia con fare moderno.
Il resto è pura ed incantevole classicità. I casali isolati nella campagna e riservati agli ospiti (hanno ospitato più volte i Reali del Belgio), il “bosco inglese” di conifere che circonda le mura bastionate del Castello, oggi monumento nazionale, al cui interno si ammira la Sala delle Armi, dove si discutevano strategie di guerra, tra arazzi fiamminghi e splendidi lampadari decorati con lo stemma di Famiglia. Di nuovo appare il motto, “Rien sans peine”, appunto. Forse è proprio così, anche se oggi è una splendida giornata di primavera, e Siena, minuscola all’orizzonte, non trema più.
 

Fernandez Affricano

Questa non è solo la lunga storia di una famiglia di eccellenti imprenditori. Questa è, in parte, anche la storia di Livorno: della Livorno cosmopolita di fine Cinquecento, industriosa con i propri mercanti e orgogliosa dei propri traffici commerciali. Nello sviluppo e nella crescita - non solo economica, ma anche culturale – della città labronica un ruolo importante lo ha rivestito – e continua a rivestirlo - proprio l’impresa ultracentenaria Enrico Fernandez Affricano, facente parte di quella comunità di ebrei levantini ponentini che beneficarono della politica tollerante inaugurata da Ferdinando I de’ Medici con la promulgazione de la Livorninadel 1593.
E' tuttavia ad inizio Settecento che affondano le prime notizie sulla presenza dei Fernandez Affricano a Livorno.Con ogni probabilità proveniente dalla penisola iberica (Portogallo), la famiglia Fernandes Africano - in seguito sarà aggiunta una seconda f e nel 1973 la s finale si muterà in z – inizia a comparire nel Registro dei Nati con i quattro figli generati dall’unione (avvenuta nel 1704) tra Daniel Fernandes Affricano e Rachel Rodriguez.
Nel dna dei Fernandez Affricano c’è una propensione quasi innata per gli affari. Daniel è abile commerciante di cuoio a Livorno (ed allargherà i suoi traffici fino a Venezia, Smirne e Alessandria d’Egitto), il nipote Gherson (che in italiano si traduce Pellegrino) viene censito come mezzano, ovvero come mediatore e sensale. E’ però nel 1863, con Leone Enrico, che prende avvio quell'attività commerciale di spessore e fama mondiali che continua ancora nella Livorno dei nostri giorni.
Dotato di grandi qualità imprenditoriali e di forte personalità, Leone Enrico fonda nel 1896 una ditta individuale di Commissioni, Rappresentanze e Depositi, avendo maturato son da giovanissimo una preziosa esperienza nel ramo assicurativo e bancario. L’attività di rappresentanza di Leone Enrico si articola in diversi settori – saponerie, talco, grafite e tinte, preparati per candele, cere e paraffine, oli di oliva e prodotti chimici - mentre parallelamente ad affiancare la ditta c’è un'agenzia assicurativa che annovera tra i propri clienti la celebre Levant di Genova e la Lloyd del Reno e della Vestfalia. Si tratta di un successo di portata internazionale, quello conquistato dall’impresa di Leone Enrico, un cui spazio pubblicitario compare anche sulla Guida turistico commerciale della città di Tripoli dei primi del ' ‘900.
Con i figli di Leone Enrico – Paolo e Fabrizio – la crescita dell’azienda familiare non si fa attendere. E’ Paolo a guidare il settore oleario verso nuovi scenari commerciali: nel 1927 impianta insieme al Barone Ricasoli una raffineria in Turchia, nel 1935 fa il suo ingresso nella società Bertolli assumendo la responsabilità dello stabilimento di raffinazione olii di Livorno, la ROL. Ormai la vocazione settoriale dell’impresa sembra essere segnata.
Con l’arrivo della guerra, i Fernandez Affricano sono costretti a trasferirsi a Roma per sfuggire alle persecuzioni razziali, ma una volta cessato il conflitto riprende a Livorno, con nuove energie, l’attività nei settori oleario e assicurativo.
Il marchio è inoltre protagonista della rinascita non solo economica ma anche culturale di Livorno, con Paolo a presiedere per 20 anni il CEL (comitato Estate Livorense) e impegnato attivamente alla costruzione del “Fanale” di Livorno, simbolo della rinascita cittadina. Nel 1950 lo stesso Paolo crea la DOC Spa, deposito costiero realizzato in collaborazione con la famiglia Neri.
Viene inoltre realizzata una nuova società denominata Intramark che si pone in primo piano nell'importazione ed esportazione di olii vegetali, divenuto oramai il settore principale dei Fernandez Affricano.
Un settore che ancora oggi gode di ottima saluta e di stima a livello internazionale con il discendente Enrico, figlio di Paolo e nipote di Leone, alla guida di un’impresa solida quanto longeva che nel 1996 ha celebrato i suoi primi 100 anni di vita operosa sul mercato italiano e mondiale, nel segno della grande tradizione e del continuo spirito di ammodernamento. Oggigiorno l’azienda è guidata da Enrico (nominato nel 1995 Console di Francia e premiato nel 2004 dal Presidente Chirac come “Chevalier Du Merit”), che è assistito dalle figlie Letizia ed Elena. La società INTRAMARK gestisce il confezionamento di olii di oliva secondo criteri moderni e tecnologicamente all’avanguardia, mentre i marchi Aromolio e Le Piagge garantiscono all’ultracentenaria Fernandez Affricano la fiducia dei propri clienti sparsi per il Mondo. Una fiducia sinonimo di professionalità e di qualità. Generazione dopo generazione.

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