Industria Ceraria Migone

Fondata a Firenze nel 1866 da Eugenio Migone Sr, l’Industria Ceraria Migone dal 1866 si tramanda di padre in figlio da cinque generazioni.
La sede storica dell’azienda si situava in via Pisana, nel quartiere storico del Pignone e comprendeva anche la Villa Capponi Templi, tuttora della famiglia, fino all’alluvione di Firenza del 1966 .
Stretta fra il centro storico, la collina di Monte Oliveto e il fiume, l’antica sede della Cereria non viene risparmiata dall’acqua, costringendo la famiglia al trasferimento nella zona industriale di Scandicci .
Nel 2006 la sede dell’Industria Ceraria Migone si sposta definitivamente a Tavarnelle Val di Pesa, nella zona industriale della Sambuca dove si trova ancora oggi.
 
La nostra storia
La storia dell’Industria Ceraria Migone ha inizio nel 1866 quando viene fondata da Eugenio Migone Senior.
Negli anni ’30 la fabbrica passa nelle mani di uno dei tre figli, Nicola Migone, con il nome di “Ditta Migone Industria Ceraria, Saponi e Affini” tramandandosi di generazione in generazione fino ai nostri giorni.
Oggi la famiglia Migone è ancora saldamente a capo dell’Azienda con Francesca e Sabrina Migone, che rappresentano la quinta generazione.
 
Affari di famiglia
Ai suoi esordi l’Azienda Migone si specializza nella produzione di saponi: agli inizi del ‘900 ha infatti l’esclusiva in Italia per la produzione del sapone in polvere “Candor” e solido “Fulgor”.
A partire dal 2000 l’attività dell’azienda si concentra definitivamente sulle candele da chiesa.
La tecnologia di produzione delle candele nel frattempo ha continuato ad evolvere, grazie ad un costante impegno di ricerca e di investimento sull’innovazione, l’antica Industria Ceraria Migone ha saputo adeguare la propria produzione e i macchinari alle tecnologie più moderne ed avanzate, riuscendo a soddisfare le nuove richieste del mercato.
Dopo la II Guerra Mondiale, quando la fabbrica viene requisita dall’esercito tedesco,l’azienda riprende l’attività e comincia a produrre candele per chiesa e per interni, oltre ai saponi da barba all’olio di cocco, anelli di paraffina per macchine occhettatrici da filato e al Sego che costituiva la materia base per le candele e i saponi.
 
L’evoluzione Dei Prodotti - Il settore Private Label
Da sempre leader nella realizzazione di candele da chiesa, a partire dagli anni 90, grazie all’intuito di Francesca Migone, l’industria Ceraria Migone si specializza sempre più nella produzione di candele da interni e di vere e proprie linee profumate (come profumi, acque di colonia, essenze per l’ambiente, saponi, creme, sali da bagno, incensi, pot-pourri, prodotti per bambini) che vengono create per grandi brand della moda, del design e del lusso.
Avvalendosi della collaborazione dei migliori essenzieri e grazie alla qualità dei prodotti, l’industria Ceraria Migone si afferma come protagonista.
La nuova linea “MIGONE DAL 1866” Nel 2016 l’Azienda compie 150 anni e festeggia presentando il nuovo progetto “Migone dal 1886”. Una collezione di profumi e candele per interni che si distingue per l’antico logo in ceralacca, rivisitato e riprodotto per celebrare la storia dell’azienda.
Le prime cinque preziose e inedite essenze della collezione “Migone dal 1866” vengono svelate nel 2015. Si tratta di miscele uniche, che spaziano dalle note legnose di Rossofiamma, a quelle fresche di Verdefico; dalle fragranze intense di Fuocod’ambra a quelle saline di Oltremare, passando per il delicato profumo cipriato di Rosantico.
 
L’industria Ceraria Migone oggi
I profumi della nuova linea sono elaborati con particolare cura: dalla scelta accurata delle materie prime alla creazione delle candela, l’essenza del prodotto resta sempre in primo piano in ogni fase della lavorazione, il punto focale dei prodotti “Migone dal 1866”.
La miscela delle essenze e le tradizionali tecniche di lavorazione conferiscono alle candele una qualità olfattiva eccezionale e una resa di combustione ideale, caratteristiche indispensabili per noi, dal 1866 ad oggi.

E. Marinella

Correva l’anno 1914 quando Don Eugenio Marinella decise, dimostrando un'innegabile dose di coraggio ed intraprendenza, di aprire bottega in Piazza Vittoria sull'elegante Riviera di Chiaia di Napoli. Lungimirante nell'offrire ai turisti e ai napoletani qualcosa di assolutamente originale come raffinati prodotti inglesi, avviò contemporaneamente una produzione artigianale di camicie su misura e cravatte che fecero presto tendenza nella Napoli più snob e fra i turisti stranieri in vacanza nel Bel Paese. Oggi, esattamente cent’anni dopo, quel “piccolo angolo di Londra a Napoli”, sogno di don Eugenio, ne ha fatta di strada diventando un marchio internazionale, simbolo dell’artigianalità, capace di affermare in Italia e nel mondo la passione per l’eleganza Made in Napoli.
La qualità artigianale continua ancora oggi grazie a Maurizio Marinella, terza generazione della famiglia, che ha raccolto l'eredità famigliare con uno spirito imprenditoriale in sintonia con le moderne leggi di mercato riuscendo ad affermare il marchio E. Marinella anche all'estero, dagli Stati Uniti al Giappone. “Rappresento una realtà artigianale profondamente legata alla città di Napoli – spiega Maurizio Marinella – e non voglio che questa caratteristica vada perduta. Ho valutato attentamente l’espansione commerciale selezionando accuratamente le città in cui essere presente che garantiscano il rafforzamento del mio marchio da una parte e la diffusione dell’immagine del Made In Naples all’estero. Nei nostri negozi vogliamo trasmettere eleganza e stile, ma soprattutto l’accoglienza e il calore tipicamente italiano. Il cliente da noi deve sentirsi coccolato e seguito personalmente sia quando acquista una cravatta già pronta che quando sceglie tra i numerosi square da cui verrà ricavata la sua cravatta su misura.”
La distribuzione dei prodotti firmati E. Marinella è estremamente selezionata e limitata ai punti vendita monomarca: al negozio di Riviera di Chiaia si sono aggiunti nel corso degli anni le boutiques monomarca di Milano, Lugano, Londra, Tokyo e Hong Kong, oltre a selezionati punti vendita esteri quali Bergdorf Goodman a New York, Le Bon Marché Rive Gauche e la boutique del Four Seasons Hotel George V a Parigi e Le Bon Génie a Ginevra.
Accanto alle sue cravatte “napoletane veraci” e allo stesso tempo "very british” che hanno reso famoso il marchio in tutto il mondo, oggi E. Marinella offre anche un'ampia gamma di accessori che vanno dalla piccola pelletteria alla valigeria, dagli orologi ai gemelli, senza dimenticare profumi unisex, borse e foulard per soddisfare le esigenze e i gusti di una clientela sempre più numerosa e non più solamente maschile.

Antonio Mattei Biscottificio

L'IMPRESA
Nel 1858 Antonio Mattei apre a Prato la sua attività di produzione e vendita dei tipici “Biscotti di Prato” alle mandorle.
L’insegna originale, recentemente restaurata, recita: 
“ANTONIO MATTEI Fabbricante di Cantucci, Biscotti e altri generi, premiato a Firenze 1861, Londra 1862, Parigi 1867”.
E’ qui che nasce il “Biscotto di Prato”, in questo storico biscottificio, che ha conservato il nome del suo fondatore e che dai primi del ‘900 viene gestito dalla famiglia Pandolfini, oggi alla terza generazione.
La fama dei prodotti del biscottificio Antonio Mattei iniziò presto a diffondersi oltre i confini cittadini e regionali: la medaglia di merito nel 1861 all’Esposizione Italiana, la menzione speciale all’Esposizione Universale di Parigi nel 1867. Oltre a Pellegrino Artusi, i Biscotti di Prato hanno avuto estimatori e citazioni illustri: Curzio Malaparte, Ardengo Soffici, Sem Benelli, Hermann Hesse, in tempi odierni i Presidenti Carlo Azeglio Ciampi e Bill Clinton.
Nel 1908 l’attività passò ad Ernesto Pandolfini, che lavorava da tempo nel biscottificio e che continuò sulla stessa linea di alta qualità e creatività del fondatore, creando nuovi prodotti  come il Filone Candito, i Brutti Buoni e il Biscotto della Salute, che sono dei classici ancora oggi sfornati quotidianamente.
Da più di 160 anni si conserva la tradizionale ricetta dei Biscotti di Prato che segue la fortuna della “Bozza” pratese - tipica forma di Pane già molto ricercata nel Medioevo. 
I Biscotti di Prato sono comunemente conosciuti anche come Cantucci o Cantuccini e fanno parte della tradizione dolciaria toscana che li vede come perfetto abbinamento a fine pasto con il Vinsanto.
Gli ingredienti estremamente genuini – farina, zucchero, uova, mandorle e pinoli – vengono selezionati e impastati con la massima cura. L’impasto viene modellato a mano sulle teglie e dopo la cottura in forno i filoncini ancora caldi vengono tagliati dando forma ai fragranti biscotti che vengono poi confezionati da sempre nel classico sacchetto azzurro, legato a mano con spago verde.
Ancora oggi, l’antico Biscottificio,sforna quotidianamente le specialità dolciarie toscane seguendo le ricette segrete di Antonio Mattei. 
Dalla fine del 2013 vengono prodotti anche i nuovi Cantuccini con pezzi di cioccolato fondente, confezionati in un sacchetto rosso legato con lo spago verde e un cartellino bianco: un omaggio all’Italia.
Oltre che nello storico negozio nel centro di Prato, i Biscotti di Prato sono venduti nei migliori negozi autorizzati di specialità alimentari e prodotti tipici in Italia e nel mondo.
Nel 2018 in occasione del 160° anniversario della sua fondazione, il Biscottificio Antonio Mattei ha aperto il suo Piccolo Museo Bottega nel cuore di Firenze. In uno spazio completamente restaurato, con spirito di semplicità ed eleganza che da sempre contraddistingue l’immagine dell’Azienda, è possibile visitare l’archivio di memorabilia e documenti dedicato a raccontare la storia dell’azienda e della famiglia Pandolfini, che la guida dal 1904 quando la ereditò da Antonio Mattei, e dove è possibile anche comprare e degustare i prodotti.

Amarelli Liquirizia

AMARELLI  LIQUIRIZIA DAL 1731

La pianta della liquirizia, il cui nome scientifico è “Glycyrrhiza glabra”, è conosciuta ed impiegata da circa 35 secoli ed è citata da antichi testi cinesi e dalla tradizione Ippocratea.
Essa è presente in molti paesi, come l’Italia, la Grecia, la Turchia, l’Afghanistan, l’Iran e la Mongolia, ma – secondo quanto autorevolmente afferma l’Enciclopedia  Britannica – la migliore qualità di liquirizia cresce  in Calabria.
La storia della sua trasformazione è molto antica ed è legata alle vicende del latifondo e delle famiglie feudatarie calabresi.
Già nel 1500, quindi, si inizia a estrarre il succo di liquirizia e a questa attività si dedica anche la famiglia dei Baroni Amarelli, che alternava alla cura del proprio patrimonio agricolo anche un forte impegno militare con Alessandro Amarelli, un crociato, e culturale con Giovan Leonardo, Conte Palatino e Priore dell’Università di Messina, morto nel 1667. Nel 1731, secondo la tradizione, viene fondato l’attuale “Concio”, manifattura di esclusiva proprietà familiare, alla cui attività fu dato particolare impulso nel 1800 con il miglioramento dei trasporti marittimi e con i privilegi e le agevolazioni fiscali concesse dai Borbone a queste industrie tipiche.
Intorno al 1840 abbiamo testimonianza della vasta attività di Domenico  –allargata fino alla capitale, Napoli–  e di quella dei suoi discendenti, per giungere a Nicola che nel 1907  ammodernò la lavorazione con due caldaie a vapore destinate, rispettivamente, a preparare la pasta di radice e ad estrarne il succo, mentre una pompa a motore da 200 atmosfere metteva in azione i torchi idraulici per comprimere di nuovo la pasta e ricavarne altro liquido.
Difficoltà ce ne sono state tante, testimoniate anche da una petizione inviata al Ministero dell’Industria in cui si metteva l’accento sulle condizioni dell’industria calabrese all’indomani dell’Unità d’Italia; si giunge, poi alla grande crisi del 1929 e all’arrivo degli Americani che, con una massiccia sottrazione di materia prima, fecero sì che – poco prima della seconda guerra mondiale – chiudessero quasi tutti i caratteristici “conci”, ubicati prevalentemente nel territorio tra Rossano e Corigliano. Si arricchiva, così, purtroppo, il patrimonio archeologico industriale regionale, mentre l’Amarelli, introducendo una serie di innovazioni tecnologiche che non hanno alterato le note artigianali del prodotto, incrementava sempre più la sua attività, rimanendo erede pressoché unica di una tradizione tipica della Regione Calabria.
Accanto ai capannoni del reparto produzione, svetta la ciminiera della caldaia, museo di se stessa, che porta la data del 1907 e che fu considerata, all’epoca, un impianto modernissimo. Ancora funzionante, anche se non più attiva, veniva alimentata con la sansa, residuo della lavorazione delle olive dopo averne estratto l’olio. La lavorazione odierna non è dissimile da quella mirabilmente descritta e illustrata dai grandi viaggiatori del diciottesimo secolo, fra cui l’Abate di Saint-Non, ma ogni processo è adeguato in base alle più esigenti prescrizioni in tema di igiene e sicurezza sul lavoro.
Certo non c’è più il fuoco diretto sotto la grande “conca” in cui bolle la nera pasta, né ci sono più uomini che girano faticosamente la liquirizia che si fa sempre meno fluida, ma c’è ancora  –accanto alla “conca”–  un “mastro liquiriziaio” che controlla l’esatto punto di solidificazione del prodotto. Solo una grandissima esperienza, che si tramanda da secoli di padre in figlio, può riuscire a far comprendere, senza errore malgrado le quotidiane variazioni atmosferiche, il momento in cui la pasta ha raggiunto la consistenza ottimale. La pasta densa, scura, lucida e profumata viene portata alle forme desiderate attraverso una serie di macchinari prototipo, frutto della centenaria esperienza aziendale e l’ultima fase, la lucidatura, avviene ancora esclusivamente con l’impiego di forti getti di vapore acqueo, senza aggiunta di alcuna sostanza chimica.
A questo punto le liquirizie, nere, brillanti e seducenti, sono pronte per essere confezionate in eleganti scatolette metalliche che riproducono antiche immagini tratte dagli archivi della Casa.
La gamma dei prodotti “Amarelli” comprende tutto quanto si può ricavare dalle radici di liquirizia: il semplice bastoncino di legno grezzo, le liquirizie pure dal profumo naturale o con aggiunta di aroma di anice o di menta, le liquirizie gommose profumate all’arancia e alla viola ed  infine la serie dei prodotti   di  liquirizia  confettata, dal  classico  “bianconero” al  ricercatissimo “sassolino dello Jonio”. Esistono, poi, prodotti più fantasiosi come il liquore, la birra, la grappa, il cioccolato, i biscotti, i torroncini, i tagliolini, il sale, sempre alla liquirizia e, infine, l’acqua di colonia e lo shampoo-doccia alla liquirizia.
Nel 1996 l’Azienda è stata cooptata nell’Associazione internazionale “Les Hénokiens”, con sede a Parigi che raccoglie soltanto 48 imprese in tutto il mondo e Pina Amarelli ne è stata per un quadriennio la Presidente internazionale.
Il 21 luglio 2001 si è inaugurato il Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli”, unico al mondo, per presentare al pubblico una singolare esperienza imprenditoriale, nonché la storia di un prodotto tipico del territorio calabrese, il quale nello stesso anno è stato insignito del Premio Guggenheim - Premio Speciale Il Sole 24 Ore -  e al quale  le Poste Italiane hanno dedicato un francobollo  appartenente alla serie tematica “Il Patrimonio Artistico e Culturale Italiano” . Il Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli” ha sede  presso un’antichissima dimora di famiglia, edificio risalente al 1400 almeno per quanto riguarda l’impianto basilare, mentre l’attuale facciata è del 1600 (esclusa un’ala ricostruita duecento anno orsono dopo un incendio). La costruzione, che fa parte dell’Associazione delle Dimore Storiche Italiane, presenta l’aspetto di una struttura di difesa di impronta feudale, con un’imponente corpo di fabbrica al centro di un agglomerato abitativo, costituito dalle case di coloro che operavano nell’azienda. Oltre al Museo nella dimora è custodito l’Archivio Amarelli il quale, con decreto del Ministero per i Beni e le attività Culturali del 20 dicembre 2012, è stato dichiarato d’interesse storico particolarmente importante e raccoglie documenti della famiglia e dell'impresa dal 1445 ad oggi.  “Una storia di innovazioni dalle radici secolari”
 

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